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CONTRAPPUNTI CRITICI
Analisi musicale, studio sul canto umano,prassi musicale dall'Opera al Metal ed altre amenità pseudo-artistiche
Postato alle 07:56 di venerdì, 13 novembre 2009
ROBERT LUNTE e MARCO TONINI!

Ricevo dall'amico Marco Tonini l'invito a partecipare a due giornate di approfondimento sul canto estremo in quel di Verona. Docenti: Marco stesso e Robert Lunte, fondatore di "The Vocalist Studio" e importante teorico (e pratico) della pratica moderna vocale.
Sono impossibilitato ad andarci, ma con mio enorme dispiacere in quanto trovo il programma incredibilmente denso, oltre che interessantissimo.
Tante le cose che ho solo sfiorato, tante che non ho mai approfondito e, inutile negarlo, tante mai state presenti nel mio bagaglio di conoscenza tecnica.

Assolutamente un'esperienza da vivere prima o poi. E quindi la lancio come proposta anche qui: chi è interessato contatti l'organizzatrice o Marco e cerchi di andarci. Sono sicuro che vivrà due giornate intense (e produttive!) a dir poco!

Qui il programma preso direttamente dal pieghevole.

PROGRAMMA
Day 1 - ore 10.00/18.00
ACUSTICA
TIMBRO – ARMONICI – FORMANTI – CONSONANZA
VOCE
TIMBRO VOCALE – FISIOLOGIA – VOCAL TRACT & RISONANZA
COME INTERPRETARE SONOGRAMMI E SPETTROGRAMMI
THE VOCALIST STUDIO
I QUATTRO PILASTRI DEL CANTO:
RESPIRAZIONE – FONAZIONE – RISONANZA - VISUALIZZAZIONE
APPROCCIO VOCALE
ESERCIZI VOCALI MIRATI CON I PARTECIPANTI
INDIVIDUARE LE ZONE DI RISONANZA - SPERIMENTAZIONE VOCALE
BRIDGING & CONNECTING: AI LIMITI DEL RANGE
RICONOSCIMENTO DEL LARYNGEAL TWANG
SVILUPPO DELL'HEAD VOICE TWANG
EFFETTI VOCALI: DISTORSIONE VOCALE
LO SFINTERE ARIEPIGLOTTICO
LE CORDE VOCALI FALSE - TWANG E VOCE DI TESTA
STRUMENTI & TECNOLOGIA
VOCAL EFFECTS - MICROFONI E STRUMENTAZIONE AUDIO
ALLENAMENTO E SPERIMENTAZIONE
PERFORMANCE DEI CORSISTI – PRENOTAZIONE PER LEZIONI PRIVATE

Day 2 - ore 10.00/18.00
LEZIONI INDIVIDUALI
ROBERT LUNTE: LEZIONI INDIVIDUALI
ANALISI VOCALE
MARCO TONINI: ANALISI DI FRAMMENTI VOCALI PROPOSTI
DAI PARTECIPANTI MEDIANTE SONOGRAMMI E SPETTROGRAMMI

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Categorie del post: studio del canto, miscellanea musicale, marco tonini Grazie per i vostri commenticommenti

Postato alle 13:41 di martedì, 10 novembre 2009

FRA EDITING, ETICA E CODICI.


Posto alcune considerazioni fatte sul forum di UAR riguardo all’arte in generale e ai mezzi necessari per il raggiungimento della comunicazione che prescinde da essa.

Si toccheranno vari punti, alcuni forse molto tecnici (artigianali), legati al mondo della produzione musicale. Non nego che possa servire un’eventuale ricerca di alcuni termini tramite google. Questa mia non vuole essere una banale ed esecrabile operazione di cross posting, cercherò nel miglior modo possibile di immettere altre informazioni, data la libertà comunicativa che un blog personale mi concede.

Si comincia dunque, e si parte al volo dalle operazioni di editino nella produzione musicale contemporanea. L’editing è accettabile? Fino a quando lo è? Può essere definito arte? E se lo è, esiste dunque un’ “etica dell’editing”?

Dunque a mio avviso l'editing non è mai barare perché oggi giorno è quello che serve all'arte musicale, soprattutto in certi contesti, per potersi comunicare ad un’utenza. Se si necessita di certe prerogative che, se non soddisfatte, possono inficiare il risultato finale e quindi anche il valore intriseco di quanto comunicato, non raggiungerle è semplicemente anti-artistico.

Posso capire che mi si dica: "anche l'esecuzione è arte a sè stante" e, vi dirò, capisco il discorso, lo analizzeremo dopo.

Da un punto di vista puramente "teorico" (quasi filosofico) il messaggio veicolato tramite cd da studio o tramite live deve sempre esistere, solamente il passaggio avverrà attraverso l'utilizzo di strumenti diversi, che comunque devono esistere perché sono questi che con la loro sinergia formano l'oggetto artistico. A mio avviso infatti è una forzatura dire che i concerti sono "più rispettosi" della forma musicale, quando è fisiologico da sempre "produrre" i live, certo, anche se in modo diverso rispetto alla produzione del disco da cui nasce il concerto stesso; sarà quindi produzione che dovrà sostenere l'impianto comunicativo sapendo i propri limiti (pochi strumenti, no overdub nei limiti del possibile, suoni da ricostruire ad ogni evento) e i pregi (impianto visivo che accresce la comunicazione, la pressione sonora che comunque eccita, il pubblico stesso che è membro della performance artistca e accetta molte più storture rispetto al cd ecc).

La realtà dei fatti è questa: la correzzione è da sempre fatta e non solo in ambito musicale. Cosa è il labour limae se non la risistemazione in modo artistico di quel che di getto è uscito? Anche qui, si potrebbe dire (riprendendo un moto d’animo caro al romanticismo) che sarebbe stato meglio non fare questo lavoro "di lima", ma c'è chi risponderebbe dicendo che quella non è arte fruibile, ma arte, al massimo, potenziale e come tale dal valore nullo (perché il potenziale non sfruttato è pura comunicazione muta=inutile). Non mi sembra tanto assurdo pensare infatti che un Caravaggio qualsiasi non possa lasciare una mano errata nell'illuminazione, Mozart un errore armonico non voluto (bestemmia, scusate) o un Ansel Adams non curi la camera oscura per "rispetto" a quanto fotografato.
Sono artisti e come tali interessa dire la loro attraverso un mezzo. E questo, essendo MEZZO, deve essere piegato alle loro volontà.

Il bello del digitale è che sta mostrando a tutti "la falsità dell'arte". Ma questo non significa che l'arte sia infingarda, ma che l'arte NON è - e MAI deve essere – paragonata alla REALTA' dalla quale essa prende forma!

L'arte è pura sublimazione, o almeno questo è il pensiero nato dalla tradizione che ci accompagna, e come tale non va mai confusa con una supporta riproduzione della realtà la quale, essendo la realtà stessa sfuggevole e irriproducibile per definizione, risulterebbe sterile, falsa (questa si!) e assolutamente inutile.

 

Prevengo giuste considerazioni al riguardo: questi sono errori "di arrangiamento" che un artista vede (e non è facile) e sa correggere.
Nell’editing però si parla di meri errori d'esecuzione, di solito dovuti a incompetenza o perché "fisicamente" impossibili.
Rispondo con un esempio: mi sembra comunque normale, anzi DOVUTO all’animo dell’artista stesso ed all’utenza eventuale, che un fotografo scatti utilizzando tutte le tecniche conosciute (o anche totalmente nuove) per raggiungere il risultato che si impone. E’ dovuto quindi scattare in bracketing una scena, scegliere la migliore esposizione, magari farne un HDR e poi correggere il tutto con Photoshop.
Perché quel che conta è quello che si voleva dire ATTRAVERSO questi passaggi, non QUANTO si è bravo a compiere questi passaggi! Cattelan a quanto ne so non è uno straordinario artigiano della materia, ma ci mette l'idea e questo basta perché tutti gli altri che lavorano per lui non abbiano nemmeno la menzione ad opera finita!
La vera disgrazia è quando si fanno queste operazioni per passare SOLAMENTE la presunta bravura! E allora c'è la tragedia artistica, l'ecatombe di ogni musa!
Il problema infatti non è "falsare" un live attraverso un editing selvaggio, ma falsarlo perché l'unica cosa che può donare ad un ascoltatore è la banale (perché senza motivo) "esecuzione perfetta".
Discorsi parecchio arzigogolati e assolutamente non oggettivi in tutte le loro parti.

Un’appunto sulla cosiddetta “arte dell’esecuzione”. Puntiamo in alto e prendiamo quelle storiche di Michelangeli? Non sono esse stesse arte?
Certo, ma a mio avviso lo sono per diversi motivi.

Primo perché rileggono pagine che da sole aprono l'olimpo all'uomo, secondo lo sono perché dietro ad ogni nota c'è un universo che si schiude ed è l'universo di Arturo, della sua idea di musica tout court: dal ritenuto come dice lui, al trillo lungo quanto dice lui, al farsi beffe dell'autore a renderne omaggio in modo perfetto.
Dietro ogni battuta c'è il dire e il ribadire di una filosofia di vita, anzi di una vita intera.
Più o meno lo stesso sentire che provo quando finisce Lilac Wine.
E questo è messaggio, motivo, esigenza sublimata.
Arte.

 

Un utente di UAR (grande fonico ed esperto nell’editing), nick Roberto Roccia, scrive:

“Thomas Haake (batterista dei Meshuggah) alla domanda “ma tu che sei un cosi' bravo batterista, perche' nel tuo ultimo album hai programmato l'intera batteria” rispose con un esempio pratico ed efficace: metti di andare a casa di un tuo amico che ti mostra un nuovo dipinto che ha acquistato, un quadro davvero bello, che ti trasmette emozioni, ok, a questo punto, che questo quadro sia stao fatto a tempera, ad acquerello, a spry, ti puo' interessare qualcosa?”

E continua dicendo:


L'editing va fatto, che sia giusto o no, che sia etico o meno, credo non faccia differenza, quando va fatto, che sia anche solo gate sui tom, va fatto con cognizione di causa e con un metodo, quindi meglio avere persone formate e informate di come si realizza un edit, piu' tosto che avere una persona che ti dice ma sai non e' giusto editare, sarebbe un po' come barare, ma se un artista un edit lo vuole, massiccio o leggero che sia, occorre sapr fornirglielo.

Sottoscrivo e vado oltre!

Io dico: chi se ne frega se una certa sfumatura, oggi giorno, NON è STATA FATTA dal pittore, ma da un altro suo collaboratore? Viene meno l'arte?!
Ma scherziamo? Sarebbe venuta meno l'arte se questa presunta sfumatura, così importante per la comprensione del messaggio, fosse stata di bassa lega! Non ricorrere ad un collaboratore TECNICO sarebbe stata una scelta ANTIARTISTICA, avvalersene è comprensione di quel che serve per la comunicazione artistica! E' fare arte, anzi portarla a compimento, rendere un potenziale, reale! In questo senso tutte le procedure tecniche, puramente artigianali, che voi grandi fonici fate possono tentare di acquisire senso artistico! Altirmenti è puro artigianato!
Quel che sopra dice Roberto è proprio questo: comprendere DOVE, COME, QUANDO e SE cambiare sono scelte che mutano la comunicazione finale del prodotto e pertanto anche il "grado di artisticità" (semplificando eh). E queste scelte, assolutamente tecniche, contengono anche cognizioni creative, artistiche.
Siete parte di un processo amplissimo che punta ad un unico obiettivo: un'opera d'arte musicale redatta su supporto digitale.
Non esiste etica, non esiste senso di colpa (anche se è comprensibile sentirlo, vista la tradizione -che sta cambiando-), non esiste editing ordinario e straordinario. Esiste solo quanto necessario per.
Fine
del
Cinema.
So di dire qualcosa di profondamente "scandaloso", soprattutto nelle arti antiche (pittura/musica), legate nell'immaginario collettivo (VARIABILE!) alla maestria del singolo. Ma veramente quel che si chiede all'arte da sempre, come premessa per essere considerata tale, è che sappia esprimere qualcosa con tutti i mezzi conosciuti (e anche sconosciuti). IN più, oggi giorno, la strada per arrivare al prodotto artistico è compiuta in moltissimi ambiti da tante persone, non una come ad un tempo: tutti concorrono a formare il messaggio e veicolarlo attraverso l'opera.
Punto fisso è la comunicazione.
Operare nel bene della comunciazione è "fare arte" e in questo posso dichiarare che anche un mix-master-editing ecc è "artistico", perchè sono operazioni tecniche ed artigianli "tese a". E l'arte, essendo di per sé costruzione finalizzata a comunicare, è FALSA per definizione. Punto.
Si, falsa!

D’altra parte lo sapete benissimo che se suoniamo una cassa, riprendendola con un dato mic+pre cambia il suono. Cambi il mic, cambi il suono; cambi pre, cambi il suono. Ma dove è la Realtà? Dove la Verità? Dove è la realtà di una foto di un tramonto, magari ripreso in sottoesposizione (ben sapendo che l'occhio espone di più di qualsiasi obiettivo), con un grandangolo (sapendo che l'occhio ha un raggio minore), con una correzione automatica del software della fotocamera? Non è realtà anaturalmente e pensare che possa divenire anche solo "riproduzione più o meno fedele della stessa realtà" è errore (comune) di semiologia fotografica.

 

E le domande non finiscono qui. Dove è la Realtà? E’ quella che sentono le tue orecchie (e si sa che l’allenamento all’ascolto cambia tutto)? Quella che vedono i tuoi occhi (magari miopi)? Quella che elabora il tuo cervello (inevitabilmente condizionato da quel che vivi e che ti circonda)?

 

Si ritorna sempre allo stesso punto: l’arte presume lo sfruttamento della realtà circostante per la comunicazione di sé attraverso codici accettati di svariata natura. L’arte crea una realtà fittizia, unica e circoscritta e questa realtà viene creata appositamente dall’Artista (termine che oggi giorno può comprendere più persone, unite in Team).

All’utente finale è lasciata solo la decisione se essere pervaso da questa nuova realtà, viverla profondamente, scandagliarla e lasciarsi scandagliare da essa, o se abbandonare tale lettura.

All’artista poco importa. Lui l’ha fatto per sé. Solo dopo, semplicemente perché ne ha sentito la necessità, ha abbandonato la sua creatura al pubblico ludibrio.

Pura carità di un narciso.

Come sempre.

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Categorie del post: arte, musica rock e metal, musica 1900 2005, miscellanea musicale Grazie per i vostri commenticommenti

Postato alle 14:40 di venerdì, 06 novembre 2009
TUTTO CAMBIA RESTANDO IMMUTABILE

Leggo nel forum di UAR questo thread che ha come oggetto di discussione il futuro della registrazione e del mixing. Cioè il futuro della produzione musicale tout court. Il tutto partendo da una disertazione reperita su di un blog inglese.

Non voglio certo immettere anche su queste pagine, da cui a lungo diserto in questo periodo - chiedo venia -, un pensiero sulla solita diatriba analog vs digital (che fa molto inter vs milan o canon vs nikon), quanto cercare di ampliare il discorso che è nato in questi contesti.
Se non ho compreso male sul forum si dibatte dicendo che l'hardware sarà per sempre imbattibile contrapposto a chi invece riflette su una ipotetica - probabile quanto incredibile - direzione che potranno prendere i software di gestione del suono.
Pareri discordanti, entrambi legittimi

Vorrei però richiamare ora l'attenzione di voi, che certo ne sapete più di me su questo fronte, sul PERCHE' esistono questi hardware, definiti storici, e perché sono moltissimi i plug-in che tentano di emularli.
Ripeto, io sono l'ultimo arrivato in questo stra(ordinario)no mondo, ma una idea me la son fatta, forse a causa degli studi filosofici e sociologici, per altro di bassa lega.
Il perché, anzi uno dei motivi -forse il più superficiale- è presto detto: il suono che la maggior parte degli utenti di musica agogna è quello partorito da queste macchine. Si, sto parlando proprio di codici tecnico-artistici accettati e considerati in modo inequivocabile come lo standard alto della produzione atta all'ascolto musicale.
La faccio corta perché non mi va di scrivere papiri che continuano a ripetersi. L'errore a mio avviso è capire incosciamente questo - perché tutti capiscono il motivo per cui i plug cercano di simulare gli hw; emulare non è nient'altro che tentare di riprodurre quel che è accettato come professionale, no? - ma volersi ostinare a pensarlo come un concetto fisso.
E cioè: OGGI l'utenza ha certe precise esigenze e aspettative sonore, nate e coltivate in un preciso momento storico della tecnica audiofila, le quali, se vengono soddisfatte, danno al prodotto finito l'aspetto "professionale" che tutti cerchiamo.
Solo che queste esigenze e queste aspettative, IRRIMEDIABILMENTE, CAMBIANO con il passare del tempo.
Oggi viene considerata batteria una somma di campioni, ieri era una batteria vera con close mic, l'altro ieri una batteria ripresa con due microfoni. E domani? Eh, chi può dirlo cosa accetteranno i nostri figli come "riproduzione di una batteria"?

Andando più in profondità, e se si vuole si potrebbe ragionare ancora, è che stiamo vivendo in un periodo caotico, di vero cambiamento, e il cambiamento non si può fermare, al massimo si può cercare di capire. Ma anche questo è assai difficile.
Non so cosa riserverà il futuro e sinceramente nemmeno mi interessa. Quello che so -o almeno sono certo, soggettivamente- è che questo futuro vedrà utenti con nuove esigenze sonore, magari totalmente suonanti da pc o magari solo da hw nuovissimo e completamente opposto al precedente. So che i dischi del 2000 suoneranno come vecchissimi, superati, perché -guardiamo in faccia alla realtà- anche i mix seguono le mode ed è giusto e bello che sia così. So che già ora alcuni quattordicenni ascoltano i Beatles e non riescono ad arrivare al terzo minuto perché "non si sente bene" abituati come sono alle produzioni di oggi.
Poi gli fai sentire una Rigby coverizzata con i suoni moderni e dicono "chi ha scritto 'sto capolavoro"?!

Ed eccoci all'epilogo: la realtà è che l'arte è PURO CONTENUTO, veicolato attraverso codici accettati, con l'ausilio di strumenti atti alla migliore comprensione del contenuto stesso.
Ed è questa "arte" ad essere immortale, quella che sorpassa i secoli, forse perché -come dice il Frova- semplicemente umana.
Il resto è veramente strumento al servizio di.
E se devo guardare al futuro, mi piace pensare che gli strumenti cambieranno, ma la volontà di un uomo di dire la sua no.

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Postato alle 11:19 di martedì, 27 ottobre 2009
Oramai manco solo io a sottolineare l'evento.
E' uscito, edito da BTF, l'ultimo lavoro dei Minstrel. Dopo tre anni e mezzo di lavoro escono sessanta minuti di musica, conquista sudata e agognata. Punto di arrivo. Punto di partenza.

Ahab!

Alcuni link:
BTF
Minstrel on BTF
Minstrel Ahab by Alberto
Official Minstrel
Minstrel's blog

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Postato alle 12:54 di venerdì, 16 ottobre 2009
"Non c'è differenza fra il tiranno e una maggioranza senza opposizione".

dalle Carte Federaliste Americane - 1786

Basta pensarci due secondi.
1
2
E' vero.

Eppure questa presa d'atto sembra, ogni giorno di più, un'utopia.
Ma non è questo che mi spaventa; è piuttosto rendermi conto che in fondo la gente capisce cosa sta succendo.
E pare gli stia bene...

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Categorie del post: attualità Grazie per i vostri commenticommenti (4)

Postato alle 12:09 di giovedì, 10 settembre 2009
TONI MANNARO!



Lo spettacolo è divertente, frizzante e suonato dal vivo. Si debutta il 16 ottobre a Clusone. Poi si parte per date a più non posso. Vi aspetto

Yours

Toni

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Categorie del post: agenda musicale, teatro e musical, nuovo musical, teatro minimo Grazie per i vostri commenticommenti (5)

Postato alle 10:12 di giovedì, 03 settembre 2009
IN RIFLESSIONI SPARSE...

Un mio piccolo intervento in un forum di musica, nel quale sottolineo la mia personale visione dell'importanza della consapevolezza della teoria formale e strutturale del codice che si è scelto di utilizzare per la propria arte.

"lascia stare diplomi conservatori ecc ecc,ci sono emeriti scarponi che hanno idee geniali,la musicalità è una cosa innata,lo studio ti aiuta nell arrangiamento. "


Attenzione, se posso permettermi, ad essere così categorici.
E' vero che lo studio di solito aiuta nell'arrangiamento, descritto come "vestito" da Tonight, che DI SOLITO è una parte del processo prettamente artigianale, tecnico.
Ma qui mi sembra si dimentichi l'analogia, da sempre utilizzata in musica (anche nei termini), fra codice linguistico e codice musicale. Altrimenti come spiegare termini, assolutamente centrati, come "discorso musicale", "frase", "inciso", "periodo" se non come termini pescati dal codice linguistico che ben rappresentano la volontà comunicativa del codice musicale?

Mi pare di aver capito che, bene (come molti di voi) o male (come il sottoscritto), tutti abbiamo imparato le REGOLE sintattiche, dinamiche, formali che REGOLANO il CODICE della nostra lingua (italiano), in modo da poter FORMULARE FRASI che abbiano senso non solo per chi le scrive, ma anche per i DESTINATARI delle stesse. E queste regole formali sono nate e cresciute attraverso tradizioni secolari, errori, lampi di genio, letteratura.
Ora mi si può dire che i bambini, che non conoscono nulla del formalismo dell'italiano, parlano e si fanno capire. Ho un figlio anche io, parla bene, capisco quello che intendete.

Ma poi mi capita di ascoltare un Eco a caso, o un Paolo Terni, o un mio amico filosofo/poeta e capisco cosa significa COMUNICARE, e capisco che tale definizione è "un pò" diversa da quella del semplice "farsi capire".

Con questo non nego che i bambini possono avere dei lampi di genio quando parlano, ma attenzione che il più delle volte (sempre?), questi lampi sono semplicemente RICOSTRUZIONI FORMALI LIBERE dettate da ERRORI INCONSAPEVOLI che agli ascoltatori, PREPARATI a certe REGOLE, appaiono COSTRUZIONI CONSAPEVOLI e pertanto CREATIVE, GENIALI.

Non è che invece il GENIO è colui che, con CONSAPEVOLE maestria, prende le regole formali che lui padroneggia e, per MOTIVI INTERIORI che sublimano un'URGENZA COMUNICATIVA, le STRAVOLGE, ben sapendo di quel che l'ascoltatore proverà durante l'ascolto, naturalmente nei limiti dell'oggettività del codice accettato?

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