Ho ricevuto parecchie mail (grazie!) riguardanti l'ultimo post sull'utilizzo del diaframma nel canto e, come prevedibile, non tutti hanno colto le nozioni in esso contenute. Il canto infatti è una materia molto pratica! Sul canto sono stati scritti miriadi di manuali e svariate pagine di illustri maestri hanno aumentato una bibliografia sterminata. I miei umili scritti non sono altro che granelli di sabbia nel deserto. Solo ricordate che lo studio vero del canto va sperimentato nella pratica! La teoria della fonazione è un buon argomento per comprendere meglio cosa succede nella pratica del canto e non viceversa. Se pensate che con questi piccoli consigli si possa raggiungere qualche risultato duraturo temo siate sulla strada sbagliata. Discorso inutile e deleterio, ma mi sentivo di farlo lo stesso.
Ora passiamo all'argomento promesso già nel post precedente.
Gli acuti.
Argomento spinoso, difficile (strano...) e molto soggettivo; soprattutto in ambito metal/rock, (prediletto di coloro che mi hanno scritto). Stabilire quando un acuto è ben fatto, ricco di armonici e timbrato è sempre stato difficile. Oggi giorno poi le tecniche vocali sono molto cambiate e i criteri con i quali si giudicava un acuto si sono dunque notevolmente allargati. Ma non è prerogativa di questo nostro tempo. Facendo infatti un poco di storia della prassi esecutiva si noterà come solo in pieno ottocento, con l'avvento del Romaticismo musicale, i compositori abbiano cominciato a impostare arie e opere in funzione di voci piene, virili e timbrate! Ed ecco quindi i finali d'aria con acuti a piena orchestra e scene vocalmente molto pesanti, da sostenere con voce squillante, dalla prima all'ultima nota. In precedenza non era così. Il cambiamento è avvenuto per cause legate alla diversa cultura imperante del periodo e alla relativa innovazione della tradizione operistica impostasi; nonchè all'ampliamento dei teatri stessi, i quali venivano costruiti con esigenze sempre più legate al profitto e al guadagno (+ capienza=+spettatori=+guadagno!). Probabilmente un ottimo acuto settecentesco sarebbe stato considerato un acuto senza vigore in pieno '800. E non credo di sbagliare nel dire che in pieno '600 un Do di petto sarebbe stato considerato uno "sgradevole suono privo di grazia". Vedasi per questo l'ottimo articolo del professor Uberti: http://www.maurouberti.it/dodipetto/dodipetto.html
Oggi giorno, come dicevo, non c'è solo l'ambito lirico a spadroneggiare nella musica,. Pop, rock,ì e generi popolari sono oramai diventati i veri padroni dell'industria discografica. Tutto questo rapporto con la voce è cambiato dall'arrivo del microfono. Il discorso diverebbe ora lunghissimo; quello che conta per il nostro discorso odierno è questo: con il microfono molte delle posizioni vocali considerate "non di grazia" oppure "prive di armonico" sono state rivalutate e moltissimi cantanti oggi giorno le usano nella loro pratica vocale.
Capite quindi che il margine di valutazione su una voce (e quindi su i relativi acuti) è stato ampiamente variato.
Ora vi chiederete se sia dunque possibile oggi fare una vera e propria critica su un'impostazione vocale. Beh, direi di no visto che spesso un cantante diviene famoso per i suoi difetti vocali più che per i pregi (la "nasalità" delle voci di Ramazzotti e Renga, per quanto diversissimi nella timbrica finale, ne sono prova). Certo, è possibile tentare di capire quali sono le caratteristiche fondamentali di un acuto per far si che questo risulti "oggettivamente" bello da ascoltare. Ecco dunque, da par mio, queste peculiarità:
- OMOGENEITA' del suono. Fra la timbrica dei medi e bassi e quella dell'acuto non deve esserci differenza. Non devono quindi esistere le famose "3 voci" che una persona senza impostazione di solito possiede (gravi pesanti ingolati, medi spesso chiusi, acuti chiusi e con emissioni in puro falsetto).
- RICCHEZZA armonica. L'acuto non deve essere "frivolo", privo di mordente, ma deve essere ricco di armonici (i quali donano squillo e brillantezza alla nota emessa). Un acuto molle, senza pasta, senza armonici denota una posizione vocale sbagliata o semplicemente non totalmente aperta. Questo ultimo punto ci porta direttamente al successivo.
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APERTURA interna delle cavità del viso. Grazie al completo rilassamento della mandibola verso il basso (esattamente come quando si sbadiglia!), alla giusta apertura delle labbra da questo derivante e all'apertura interna di tutte le cavità (il che significa cercare di allargare l'interno della bocca, alzando il palato e abbassando la lingua) l'acuto risuonerà completamente libero e dunque potrà uscire senza ostacoli. Spesso infatti il dolore alla gola e il relativo abbassamento di voce non deriva da acuti emessi in posizioni basse (gravanti quindi sulle corde vocali), bensì da aperture interne non sufficenti per il volume di voce che si cerca di far uscire! E' importante questo! Spesso l'acuto non esce per paura. Cosi facendo si creano tutti i presupposti per un acuto forzato, chiuso e che è quindi obbligato a ricadere in gola, facendo male. Esempio pratico... se tentiamo di far uscire da una canna dell'acqua da giardino il getto di un idrante, non credete che moltissima acqua sarà costretta a non uscire tornando così indietro? E se aumentiamo la pressione mantenendo l'apertura finale uguale, non credete che l'acqua cominci a spaccare in principio proprio la bocca dell'idrante? Questo è nella pratica quello che succede quando si emettono continui acuti chiusi!
Beh, direi che c'è nè abbastanza per cominciare a fare degli esempi di cantanti più o meno famosi e quindi stabilire le caratteristiche delle impostazioni vocal dei loro acuti, arrivando quindi a spiegare il titolo del post.
FALSETTO ACCOMODATO: il falsetto accomodato (da non confondere con il falsetto di passaggio) è un'impostazione vocale che sfrutta le cavità di risonanza della sola scatola cranica. Se ben studiata la posizione in falsetto produce un suono brillante, chiaro, ma totalmente privo di armonici secondari e per questo spesso fastidiosissimo. Nella pratica molti cantanti moderni utilizzano il falsetto negli acuti pianissimi, amplificando addirittura lo stacco fra falsetto e voce vera (rinunciando quindi ad ogni omegeneità nei passaggi). Tre nomi su tutti: Dolores O'Riordan (Cranberries) e King Diamond (Mercyful Fate, King Diamond), Carmen Consoli. Inutile dire che non sono i miei acuti preferiti...
FALSETTONE: la pratica del falsettone è vecchia come l'uomo! La fonazione in questo caso avviene esattamente nelle stesse posizioni del falsetto, ma questi viene amplificato grazie ad uno studio accurato sull'apertura interna delle cavità di risonanza. Tipico di voci maschili di timbro scuro è utilizzato moltissimo nella musica metal e rock. Spesso infatti gli acuti stratosferici di cantanti inarrivabili non sono altro che emissioni in falsettone di voci poco timbrate. Questo non significa certo sminuirli. Il valore di un cantante non si stabilisce sull'estensione, ma sull'interpretazione e sulle componenti tecniche (quindi aritificiali) della sua arte (emissione, legato, omogeneità nei passaggi, dizione) e non nelle caratteristiche naturali. Ancora... non tentate mai di stabilire la categoria di un cantante (tenore, baritono, soprano) in base alla sola estensione. Può essere fonte di gravi errori di valutazione! E' il timbro a comandare ed in base ad esso si comprende il possibile repertorio più adeguato alla propria voce!
L'uso del falsettone è dunque frequentissimo! Vi chiederete come è possibile però non notare delle differenze di emissione fra il cantato con voce piena e quello in falsettone. Il tutto è dovuto ad uno studio per le note gravi che tende ad alleggerire la voce e a renderla molto aperta in modo che non si senta la differenza con un falsettone che, seppur timbrato, suona naturalmente meno ricco di frequenze. Se in ambito lirico è raro ed è usato solo se veramente squillante e degno di nota, in ambito "leggero" c'è solo l'imbarazzo della scelta. Kiske (Helloween), Roberto Tiranti (Labirynth), Timo Kotipelto (Stratovarius), Midnight (crimson glory), Geoff Tate (Queensryche) e anche l'amato-odiato James LaBrie (Dream Theater) del quale ricordo con emozione la tecnica sopraffina presentata durante il concerto di tenuto a Milano di supporto al meraviglioso disco "Images and Words". Tecnica che purtroppo con il tempo è andata peggiorando a fasi alterne (e gli album lo dimostrano). Da par mio per ascoltare un ottimo esempio di tecnica perfetta vocale per musica leggera che mischia buoni falsettoni con emissioni morbide e pulite "images and words" è l'album adatto!
VOCE DI PETTO: E veniamo ora voce di petto. Naturalmente comiciamo subito a chiarire il motivo del nome di questa emissione. Il registro di petto ha la peculiarità di risuonare con forti vibrazioni proprio nel petto del cantante. E' la tipica emissione delle note più gravi e (come accennavo in precedenza) è utilizzata per l'acuto solo dal 1831 (data della prima rappresentazione italiana del Guglielmo Tell rossiniano). L'articolo sopra citato di Mauro Uberti è molto preciso nello spiegare cosa avviene fisicamente nella gola durante il canto nei vari registri. Quello che è importante notare è che il registro di petto ha le stesse peculiarità fisiche del grido pertanto è innaturale cercare di emettere un suono acuto di petto. Risulterebbe un grido a causa del comportamento laringeo. Per ovviare a questo ostacolo gli insegnanti di canto sono soliti richiedere all'allievo uno sforzo mentale con il quale immaginare che le note cantate vengano ribaltate su se stesse mentre salgono verso l'acuto. Per questo motivo si dice che il suono acuto è più o meno "girato". Ad esempio si è sempre detto (a ragione) che Carreras e soprattutto Di Stefano non possiedono il "giro della voce" (scusate il pressapochismo). E' vero da par mio in quanto i loro acuti, emessi nel registro di petto, sono molto duri rispetto a quelli di altri cantanti comparabili. Naturalmente il timbro vocale straordinario e una possente presenza scenica hanno saputo riequilibrare bene l'errore tecnico. Un cantante che invece sa girare bene la voce (per eventuali confronti) è il giovane Luciano Pavarotti. Oggi i suoi acuti, portati per il mondo come cavallo di battaglia, sono mere reminescenze di una voce stellare e priva di asprezze verso l'alto. Acuti pieni, brillanti di uno squillo argentino straordinario! Un album da ascoltare: Turandot diretta da Zubin Metha. Cast stellare e un Calaf storico fatto dal nostro tenore.
L'emissione nel registro acuto di petto è esclusivamente una caratteristica della tecnica lirica. Nella musica leggera non esiste assolutamente la tradizione di cantare l'intera gamma con tale emissione. I motivi sono molteplici e sono sia di carattere storico che pratico. Un esempio su tutti: l'emissione di petto è molto limitata nell'estensione rispetto all'uso del falsettone pertanto i famosi acuti di scuola Halfordiana sono impossibili da riproporre con tale vocalità. E qui entra il gusto soggettivo. E' chiaro che ascoltare un tenore emettere un Do di petto senza microfono è un'esperienza davvero splendida. E' davvero l'apice del canto; un atto di eroismo; un sublime gesto di carità artistica. Il falsettone è da un punto di vista sonoro meno coinvolgente, ma permette salite verso l'acuto meno difficoltose e assolutamente più controllabili.
Ora comprenderete, con queste brevi spiegazioni dei tre registri presenti NATURALMENTE in tutte le voci umane, il perchè dell'affermazione che un cantante non si valuta dall'estensione! Nella valutazione ipotetica di un cantante io tengo presente tre componenti:
- la natura della voce. Quindi il timbro, il volume sonoro e la "presenza" naturale della voce.
- il grado tecnico del suo utilizzo. Quindi la pulizia dell'emissione, la rilassatezza e la ricchezza armonica degli acuti, l'omogeneità dei suoni nei tre registri.
- L'interpretazione. Il grado di coinvolgimento che una voce riesce a trasmettere. E qui c'è poco da fare... o le cose si sentono veramente oppure è finita perchè questa cosa nessuno te lo può insegnare fino in fondo. Si può insegnare a fingere, a credersi professionali, a far credere di divertirsi. Ma saper trasmettere emozioni è un dono. Ed è questo secondo me la vera essenza del cantante. Non è il colore di un timbro splendido. Non è la tecnica sopraffina.
Il canto alla fine è riducibile a questa domanda: "ma tu che canti PER ME... cosa vuoi dirmi?!?!?!".
Va da se che questo ultimo punto è molto soggettivo.
Come vedete l'estensione non viene nemmeno presa in considerazione da me. Quelle volte che mi sono trovato in una giuria questi sono stati i miei criteri di valutazione. Spesso l'estensione vocale è un vezzo dimostrativo che distrugge qualsiasi interpretazione e a volte è una presenza troppo scomoda che nasconde altri pregi di una voce. Non credete sia questo un peccato?
Molti di voi mi avevano chiesto dei pareri su cantanti di musica rock. Alcuni di loro purtroppo non li conosco, ma ora avete in mano un piccola spiegazione dei principali strumenti con i quali valutare VOI le voci a me proposte. Aspetto a questo punto commenti a questo post direttamente sul Blog in modo da avviare una discussione attiva e costruttiva.
Perchè non postate voi a commento dei vostri pareri riguardo a cantanti che voi apprezzate cercando di restare fedeli alle tre regolette scritte sopra? Sarebbe un bel confronto. Poi io risponderò volentieri dicendo la mia. Non vorrei foste alla fine troppo influenzati dalle mie idee. Ognuno vive l'arte in modo diverso. Cercate di andare alla scoperta di nuovi strumenti, non di false verità soggettive.
A risentirci!














