A MO' D'INTRODUZIONE
Come promesso mi accingo a pubblicare, a puntate data la lunghezza, la parte della tesi della Dott.ssa Gabriella Francia dedicata allo studio sull'origine della voce nell'uomo e alla comprensione degli sforzi tecnici utili a far risaltare questa dote naturale. A causa della brevità concessa alle tesi per le lauree triennali Gabriella ha dovuto spesso sfrondare i contenuti per non sforare. Il risultato è comunque buonissimo e con piacere le dedico il giusto spazio anche qui, naturalmente tutto grazie al suo consenso. Se penserò che alcuni concetti siano stati espressi con troppa velocità, nei commenti ai post scriverò ulteriori speigazioni. Siete naturalmente invitati a porre domande o ha richiedere approfondimenti, sempre attraverso lo strumento dei commenti. Buona lettura!
PREMESSA
[...]E’ giunto quindi il momento di capire come si origina la voce all’interno dell’organismo del cantante e comprendere fino in fondo quale sforzo tecnico deve compiere un artista che voglia far risaltare la sua dote naturale; capire la natura della voce cantata e le tecniche vocali che sono in grado di farla emergere è importante per conoscere la differenza tra una voce “vergine”, che proprio per questo ha bisogno della tecnologia per migliorarsi, e una voce ben impostata che non necessita di alcun cambiamento tecnologico.
1 - FISIOLOGIA DEL CANTO
Il canto è l’unico esercizio della musica che viene fatto attraverso l’uso di un organo interno del corpo; il pianoforte è uno strumento suonato attraverso l’uso di organi esterni come mani e piedi, gli strumenti a fiato come il sax, la tromba, il fagotto richiedono l’utilizzo di organi esterni ed interni, in riferimento agli organi respiratori: il canto, invece, impegna soltanto organi interni (per quanto riguarda la sua parte “tecnica”). Ed è per questo motivo che per un cantante è necessario avere un pieno controllo del suo “strumento”, e una conoscenza approfondita dell’apparato fonatorio, “mezzo” attraverso il quale la voce è in grado di modularsi e diventare canto.
Il primo organo del quale ci si deve occupare nello studio della fisiologia del canto è la laringe, un organo evidente anche dall’esterno (maggiormente negli uomini che nelle donne), familiarmente chiamato pomo d’Adamo. E’ necessario puntualizzare però che la laringe, così come tutti gli organi di fonazione, sono nati per scopi diversi dal canto. Gli organi della produzione del fiato si sono evoluti per dare aria ai polmoni; la laringe è comparsa come organo divisore fra mantice ed esterno; il condotto vocale è il primo tratto del canale alimentare; gli organi dell’articolazione della parola hanno come prima funzione quella di masticare; le cavità di risonanza nasale costituiscono le prime vie respiratorie, mentre il velo palatino ha il compito di impedire il riflusso del cibo. Considerati nell’insieme questi organi sono invece i principali protagonisti della produzione della voce cantata, ed è difficile pensare che in realtà il loro uso in origine non era propriamente la fonazione, soprattutto ascoltando brani lirici di straordinaria musicalità come “Casta Diva” di Bellini 1

Incominciando ad analizzare l’apparato fonatorio dalla base del collo, emerge, subito sopra la sterno, la trachea, sorta di “tubo” flessibile, costituito da anelli elastici ma con solidità sufficiente a garantire costantemente l’apertura perché composti di cartilagine.
Sopra la trachea è possibile incontrare un anello più grande e rigido degli altri, denominato cartilagine cricoide, superata la quale si nota, in fig. 5, un solco più profondo di quelli fra gli anelli della trachea, e, ancora al di sopra, un corpo solido chiamato cartilagine tiroide, più comunemente pomo d’Adamo, articolata sulla cartilagine cricoide attraverso due prolungamenti chiamati corni superiore e inferiore. Soprattutto i corni inferiori sono da tenere in considerazione se si pensa che si collegano all’osso ioide che fa da confine fra collo e pavimento della bocca; molto spesso nell’esame dei fenomeni fonatori non viene preso in considerazione, ma quest’osso riveste una grande importanza per la tecniche vocali, che si differenziano in base all’utilizzo che si fa: esso è il sostegno rigido che collega la laringe e il cranio, ed al quale è appeso tutto l’apparato respiratorio.

Passiamo ora a parlare delle corde vocali. Se ci mettiamo sotto sforzo per alzare un peso, notiamo come istintivamente chiudiamo la gola, percependo una sensazione di contatto all’altezza della laringe: sono le corde vocali che si sono avvicinate per chiudere il mantice dell’apparato respiratorio. Queste sono attaccate sulle cartilagini della laringe attraverso due estremi, uno anteriore e l’altro posteriore, e tramite due cartilagini aritenoidi, che hanno il compito di dare attacco alle corde vocali, nonché ai muscoli necessari al loro movimento, i quali impongono alle cartilagini un complesso movimento di rotazione e traslazione che determina la apertura e chiusura delle corde vocali stesse. 2
Dott.ssa Gabriella Francia
1 - Mauro Uberti, La laringe non è nata per cantare, in “Voce e canto”, I/1, Carrara, Bergamo, 1995, http://www.maurouberti.it/vocecanto/vocecanto.html
2 - Mauro Uberti, Ascoltarsi con le dita (Articolo inedito), “Voce e canto”, Carrara, 1995, http://www.maurouberti.it/ascoltarsi/ascoltarsi.html














