2 - MECCANICA DELLA GENERAZIONE DELLA VOCE
Definire nelle sue caratteristiche di base una tecnica vocale è importante per tre aspetti: quello fonetico e musicologico principalmente, perché costituisce un elemento fondamentale per definire l’evoluzione del canto nei secoli di storia della musica; inoltre vi è un terzo interesse, che è forse il più significativo, e consiste nel fatto che capire il comportamento fonatorio nelle diverse tecniche canore è presupposto di una preparazione professionale di un artista, che consente una coscienza nell’uso del proprio strumento musicale senza il timore di errori che possono essere fatali per la voce, provocandone la perdita. Ma procediamo con ordine.
La lingua è un muscolo necessario alla generazione del suono laringeo in quanto la sua contrazione è importante per la contrazione della cartilagine tiroide, contribuendo anche alla tensione delle corde vocali, per trazione in avanti.
- FASE INSPIRATORIA: le cartilagini aritenoidi ruotano in modo da allontanare gli estremi posteriori delle corde vocali determinando l’apertura della glottide (lo spazio esistente fra le corde vocali). Intanto i muscoli respiratori determinano l’afflusso dell’aria nei polmoni, i quali seguono la discesa nel diaframma, dilatandosi e trascinando bronchi trachea e laringe.
- FASE FONATORIA: per ciò che riguarda la meccanica respiratoria, corrisponde a quella espiratoria di una normale respirazione, differendo solo per il fatto che le cartilagini aritenoidi ruotano all’indietro, scivolando lateralmente per far entrare in contatto il margine vibrante delle corde vocali, che a loro volta iniziano a vibrare per effetto della pressione dell’aria. A seconda dei meccanismi fonatori impiegati, è possibile raggiungere diverse modalità di vibrazione delle corde vocali: il primo meccanismo corrisponde a quello messo in atto dalla laringe quando il corpo è soggetto ad uno sforzo, come quello di sollevare un peso. Avendo struttura muscolare le corde vocali si contraggono e si rigonfiano, svolgendo la funzione di chiusura dei polmoni che permette di dare solidità di attacco ai muscoli toracici impegnati nel sollevamento del peso. Se la forza di contrazione rimane inferiore a quella appena descritta, le corde vocali entrano in vibrazione, producendo all’incirca la prima quinta (= 5 note) dell’estensione vocale musicalmente utile. Col secondo meccanismo le corde vocali vengono stirate all’indietro dalle cartilagini aritenoidi in modo simile a quello che viene impiegato per mettere in tensione le corde di uno strumento musicale, aggiungendo alla voce un’altra quinta dell’estensione vocale musicalmente utile. Col terzo meccanismo entrano in azione le cartilagini tiroidee, che stirano passivamente in avanti le corde vocali, sommando questa trazione a quella precedentemente attivata alle cartilagini aritenoidi, aggiungendo così una ulteriore quinta all’estensione vocale raggiunta in precedenza. E’ fondamentale la funzione svolta dal vincolo dello sterno che, trattenendo la parte libera della cartilagine tiroide nel corso della espirazione, la inclina quanto più essa risale, scaricando sui muscoli del tronco buona parte del lavoro necessario; in gergo canoro questa manovra corrisponde al “passaggio” al registro superiore, e questo terzo meccanismo è tipico del canto. Questo cambiamento fisiologico può facilmente essere attuato da un cantante mettendo in pratica un esempio molto semplice: basta prendere delicatamente fra due dita il pomo d’Adamo (per i maschi dovrebbe essere più semplice perché più in evidenza) e sbadigliare. Lo sbadiglio infatti sposta notevolmente la cartilagine, stirando le corde vocali, e permettendo così la produzione di note più acute (lunghezza ed estensione di una corda sono direttamente proporzionali): ciò significa applicare naturalmente il passaggio. Ovviamente la voce durante lo sbadiglio non avrà la stessa omogeneità se non ha la stessa direzione del momento precedente al passaggio: quindi mentre si sale e si supera il passaggio, il cantante deve cercare di ribaltare completamente la voce su se stessa e imprimerle una direzione che va verso l’alto e il retro del viso che funge da cassa di risonanza.
Figura : (a) primo meccanismo, (b) secondo meccanismo, (c) visione superiore del terzo meccanismo, (d) visione laterale del quarto meccanismo
Particolarmente importante per il canto è il fatto che i comportamenti fonatori si possono sostanzialmente riunire in tre tipi:
- 1° tipo: i tre meccanismi agiscono in successione e la voce assume timbri diversi per le tre regioni di altezza, chiamate “registri”, mentre sono evidenti i cambiamenti di timbro nel “passaggio”: si parla in questo caso di voce non educata
- 2° tipo: è ridotta la contrazione attiva del primo meccanismo, mentre il secondo e il terzo meccanismo di distensione passiva delle corde vocali entrano in azione contemporaneamente fin dalle note basse; non ci sono sensibili cambiamenti di registro nelle diverse altezze e si parla di assenza di registri e passaggio: la voce è impostata per natura
- 3° tipo: la contrazione attiva è presente in tutti i registri, e in tutta l’estensione è evidente il carattere timbrico del grido: la voce viene emessa di forza (usato soprattutto nelle tecniche popolari, romantiche e veriste).
E’ da notare inoltre che la fonazione è una attività che coinvolge direttamente e indirettamente tutto il corpo. Per il canto in particolar modo è necessario mantenere una posizione eretta, che influisce sulla meccanica respiratoria aiutando la dilatazione dei polmoni; è importante controllare lo stato di rilassamento e contrazione dei muscoli addominali, che si riflette su quello della muscolatura laringea condizionandone fortemente il comportamento; e infine è importante saper bene usare la mimica facciale, in quanto la contrazione del viso nel riso, nel pianto, nello stupore, ecc. incide sul suono laringeo, mentre la mimica modifica forma e volume del canale vocale.
Dott.ssa Gabriella Francia















